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 Esame del fondo oculare con oftalmoscopio indiretto

Oftalmologia
Veterinaria

Clinica Oculistica di
Alessandra Novelli
Medico Veterinario
iscr. Ordine di
Lucca n. 262
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Oftalmologia Veterinaria srl - Via Pesciatina 604 - 55012 - Capannori - LUCCA
Direttore sanitario : Dr.ssa Alessandra Novelli
Medico Veterinario iscr. Ordine di Lucca n. 262
email: OftalmoVetLucca@gmail.com
telefono e Whatsapp: 347 4153901

 
Dr.ssa Alessandra Novelli
Nata a Milano il 30-10-1969, laureata nel dicembre del 1994 presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Pisa, Toscana.
Nel 1995 collabora attraverso una borsa di studio con l'Università di Pisa .
A partire dal 1996 effettua regolarmente periodi di approfondimento scientifico presso strutture accreditate, italiane ed estere.
Nel 1996 trascorre un periodo di formazione di 6 mesi presso l'Animal Medical Center di New York, con particolare attenzione verso l'oftalmologia, sotto la supervisione della Dr.ssa Alexandra Van Der Voerdth, diplomata ACVO.

Dal 1996 è socia della Società di Oftalmologia Veterinaria Italiana.
Nel 1998 frequenta il corso di base e avanzato di Oftalmologia della Sovi, e nello stesso anno trascorre un periodo formativo presso l'Università autonoma di Barcellona con la Dr.ssa Teresa Pena.
Nel 2004 partecipa al corso intensivo di microchirurgia oculare della European School of Advanced Veterinary Studies a Tolosa e al corso di elettrodiagnostica dei piccoli animali presso l'Università di Parma.
Dal 2012 segue il percorso formativo della FSA ( Fondazione Salute Animale ) sulle oculopatie ereditarie.

Nel 2014 frequenta il Basic Science Course of Veterinary and Comparative Ophtalmology presso l'Università del Nord Carolina.

Socia fondatrice della Clinica Veterinaria città di Lucca e successivamente dell'Ospedale Veterinario San Concordio, per il quale è tuttora responsabile del reparto di Oftalmologia in qualità di consulente esterno.

Certificatrice ufficiale panel nazionale FSA per le patologie oculari ereditarie.

A inizio 2025 da' vita alla Clinica Veterinaria Oculistica di Lucca, prima struttura specialistica in Toscana dedicata esclusivamente alla medicina e alla chirurgia degli occhi dei piccoli animali.




Kety Neri consegue il Diploma tecnico Superiore in Ragioneria indirizzo Giuridico presso l’I.T.C. F.Carrara di Lucca nel 1995. Frequenta la facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo di Pisa conseguendo ottimi risultati negli esami sostenuti.
Da sempre è attiva volontaria animalista occupandosi del recupero di soggetti maltrattati e abbandonati e del loro riaffido.
Accogliendo le sue passioni frequenta il corso di Tecniche di Allevamento ed Educazione cinofila presso l’Università di Pisa e si appassiona alle razze canine partecipando nel tempo libero ad addestramenti di sheepdog e di ricerca dispersi in superficie con il suo border collie.
Dal 2012 al 2020 è titolare dell’affisso Dracarys Devon Rex e gestisce un allevamento di gatti di razza occupandosi in particolare della dedicata fase dell’imprinting, della selezione caratteriale di soggetti adatti a famiglie e dell’arricchimento ambientale per gatti indoor.
Socia AFEF partecipa a convegni sull’alimentazione neonatale e sulla genetica felina.
Dal 2020 al 2023 lavora come assistente presso un poliambulatorio veterinario di Lucca e vi svolge il tirocinio.
Nel 2023 si diploma Tecnico Veterinario accreditato ACS presso la Vetech School di Roma Dipartimento Universitario Autonomo. Socia della Tecnivet , partecipa ai corsi di aggiornamento e approfondimento per Tecnici Veterinari.
Da novembre 2023 lavora come Tecnico veterinario presso l’Ospedale San Concordio di Lucca nei reparti di Terapia intensiva, Chirurgia e Pronto Soccorso.
Da febbraio 2025 collabora con la Dott.ssa Alessandra Novelli nella nuova Clinica Oftalmologica Veterinaria di Lucca e presta assistenza infermieristica veterinaria a domicilio costituendo un valido supporto professionale sia per i medici veterinari che per i pazienti.


Dottor Giacomo Pii

Laureato con Lode nel 2006 presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Pisa, con la tesi dal titolo “Valutazioni comparative tra pressione arteriosa invasiva e non invasiva nel cane durante l’anestesia”.

Suoi campi di interesse professionale sono l’Anestesia, con particolare riguardo alle tecniche locoregionali neuroassiali e periferiche, la Medicina d’Urgenza, la Terapia Intensiva e l’Algologia.

Tra i corsi seguiti, quelli ISVRA di Anestesia Inalatoria e di Anestesia e Analgesia Endovenosa (TIVA-TCI) e quelli SCIVAC di Medicina d’Urgenza e di Anestesia Epidurale e Spinale.




Dott.ssa Martina Bechini
Master II livello in Anestesia e Analgesia dei piccoli animali.
Si è laureata in Medicina Veterinaria all'Università di Pisa nel 2017 con la tesi “Gestione del drenaggio nei cani da cinghiale”.
Dopo il tirocinio post laurea presso il Loro Parque di Tenerife e presso l’Ospedale Veterinario Santa Lucia di Verona, torna in Toscana dove si dedica principalmente all'Anestesiologia, Terapia del Dolore e Medicina d'urgenza.
Partecipa a corsi di aggiornamento in ambito anestesiologico presso Unisvet, SCIVAC, Uni.Med.Vet e nel gennaio 2023 consegue il Master di II livello in Anestesia e Analgesia dei piccoli animali presso l'Università di Bologna concentrando la sua attenzione sulla terapia del dolore chirurgico e/o oncologico.
Iscritta regolarmente alla Società Specialistica di Anestesia e Terapia Antalgica Veterinaria (SIATAV) SCIVAC.
Collabora attualmente presso l'Ospedale Veterinario San Concordio di Lucca e la Clinica Campo d’Aviazione di Viareggio come Medico Veterinario specialista in Anestesia e Terapia del Dolore e lavora come freelance in altre strutture che richiedono competenze di anestesia specialistica. ‎




Luca Benvenuti si è laureato in Med Vet nel 1998 presso l’Università di Pisa.
Fino al 2000 ha svolto stages di formazione con il Dr. P. Barthez all’Ecole Vét. di Lione(Francia), Dr. G. Haroutunian (spec. ecografia e cardiologia), Dr. C. Bussadori(Dipl.ECVIM–Ca). Nel 2000 ha ottenuto una borsa di studio di otto mesi presso il Dip. di Diagnostica per Immagini (Liegi-Belgio).
Dal 2001 al 2005 ha svolto ha una parte del training Program con un programma alternativo dell’ ECVDI (Prof. F. Snaps e Dr. V. Busoni-Dipl. ECVDI) e stages all’Ecole Vét. di Parigi e Lione. Ha presentato Posters ai congressi della Società Europea di Diagnostica per Immagini, di cui è membro dal 2001,a Murcia(E) nel 2002 e a Ghent(B) nel 2004.Dal 2005 al 2022 è stato relatore alla SVDI, corsi di ecografia clin. regionali,nazionali al corso di ecografia avanzata SCIVAC.
Nel 2016 ha conseguito Master di II livello in diagnostica per Immagini (univ. Pisa); dal 2017 al 2021 è stato relatore al Master di II livello in diagnostica per Immagini (univ. Pisa).
Coautore del testo “Medicina e chirurgia del coniglio da compagnia” edito Genoma (2012) in merito all’ecocardiografia del coniglio e del Manuale di Ecografia Clinica Veterinaria EV 2013.
Attualmente collabora con diverse strutture veterinarie in Toscana, dove svolge consulenze di ecografia clinica ed ecocardiografia.



Federica Pastorino
Laureata nel 2013 con 110/110 presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Pisa con una tesi in anestesiologia dal titolo “Anestesia loco- regionale periferica nel gatto sottoposto a chirurgia ortopedica dell'arto posteriore: sviluppo di due nuove tecniche”.
Nel 2013 lavora nell’Ospedale Universitario Veterinario “Ecole Veterinaire d’Alfort” a Parigi come assistente anestesista.
Dal 2014 al 2020 lavora presso L’Ospedale Veterinario San Corcordio a Lucca come medico internista in pronto soccorso e come anestesista.
Dal 2020 al 2024 lavora come anestesista presso Oculistica Veterinaria Genova, Centro Traumatologico Ortopedico Veterinario (Arenzano-Ge) e come freelance presso altre strutture del territorio Ligure.
Dal 2023 lavora come anestesista freelance presso diverse strutture Toscane.
Membro SCIVAC E SIATAV dal 2013, ha partecipato a diversi congressi nazionali di Anestesia e Analgesia Veterinaria.
 

Ma i cani non portano gli occhiali... mi sento spesso rispondere parlando di Oculistica Veterinaria!

In effetti siamo portati a pensare all'oculistica come a quella branca della medicina che ci condurrà ( o meno ) alla scelta forzata della montatura meno disastrosa per noi, o alla condanna delle lenti a contatto a vita.

In realtà le condizioni patologiche che possono interessare gli occhi sono numerose, e non sempre facilmente riconoscibili, soprattutto nelle prime fasi dove il disagio è percepito dal diretto interessato ma non evidente ad un osservatore esterno. I nostri amici animali possono soffrire di numerose condizioni, alcune legate alla razza ( congenite o ereditarie) o all'età, altre di origine traumatica, infettiva o purtroppo anche tumorale. Il disturbo spesso diventa evidente al proprietario solo in fase avanzata, quando inizia a provocare diminuzione della vista o dolore.

Quindi, se anche se i nostri animali non percepiscono come noi lievi alterazioni della vista, dovute per esempio all'età ( anche loro invecchiando diventano presbiti, ma non dovendo leggere non se ne curano....), per contro non sono in grado di comunicarci disagi anche importanti fino a quando questi non sono tali da provocare sintomi evidenti. La stessa perdita della vista se avviene lentamente può passare inosservata, fintanto che le abitudini restano stabili. Questo grazie alla grande capacità di compensazione attraverso gli altri sensi propria di tutti gli animali. Un cane ed un gatto possono diventare ciechi lentamente e continuare a muoversi con disinvoltura in un ambiente familiare.

Perdita lenta della vista e dolore si possono manifestare sostanzialmente con una diminuzione della attività motoria, dell'attitudine al gioco, e nel caso del dolore, con diminuzione dell'appetito.

Ben diversa è la perdita di vista improvvisa, che può provocare una vera e propria crisi di panico con vocalizzazioni ed episodi di aggressività.

Cosa può osservare il proprietario guardando gli occhi del proprio animale? Molte volte nulla, il problema se localizzato nel comparto posteriore può non dare alterazioni a prima vista evidenti.

Altre volte si possono notare variazioni di colore o forma di iride, congiuntiva, cornea, pupilla. Modificazioni nella dimensione e posizione degli occhi e delle palpebre, nella quantità di lacrime prodotte.

Osservare periodicamente gli occhi del nostro amico animale servirà soprattutto a riconoscerne la normalità per notare quanto prima delle alterazioni.

Se si possiede un cane di razza, conoscere le patologie ereditarie tipiche di quella razza può essere di grande aiuto sia nell'osservazione delle anomalie possibili, sia nella programmazione temporale di specifiche visite specialistiche. Non tutte le malattie ereditarie infatti si manifestano nei cuccioli e nei cani giovani. Alcune patologie, se pure di origine ereditarie possono presentarsi in età adulta o avanzata.

Hai un Golden Retriever? la probabilità che sviluppi una cataratta è molto più alta che in altre razze. Un Volpino? Potrebbe andare incontro ad una lussazione spontanea della lente. E così via...

 
In cosa si differenzia la visita oculista veterinaria da una normale visita clinica?

Si tratta di una domanda logica e lecita da parte di chi si appresta per la prima volta a richiedere per il proprio amico a 4 zampe una consulenza oftalmologica.

Le principali differenze si trovano nella durata e nell’ uso di strumenti e test specifici, che permettono di valutare le diverse componenti dell’ occhio essenziali per la funzione visiva.

La prima fase prevede una attenta osservazione. Posizione e conformazione delle palpebre e del globo oculare devono rispondere ad alcuni parametri tra cui principalmente la simmetria.

Subito dopo, se necessario, si esegue un test che misura la quantità di lacrime prodotta dalle ghiandole lacrimali ( Shirmer test ).
Va fatto subito altrimenti stuzzicando gli occhi con le successive manovre si rischia di aumentare involontariamente la lacrimazione ottenendo valori falsamente alti.

Quindi si eseguono alcune brevi prove, muovendo la mano verso l’occhio (n reazione di minaccia ), toccando alcune parti del muso ed illuminando le pupille,per testare la vista e alcuni riflessi neurologici.

Se in questa fase sorgono dei dubbi si possono eseguire prove più complesse per determinare se la vista è presente sia in condizioni di luce sia in penombra.

A questo punto inizia l’esame strumentale, eseguito prima con la lampada a fessura, o biomicroscopio, che permette di osservare tutte le strutture esterne dell’occhio ad alto ingrandimento ( fino a 16X), per rilevare difetti di conformazione dei dotti lacrimali, eventuali peli che crescano all’ interno delle palpebre ( diistichie o cilia ectopiche ), irregolarità sulla superficie della cornea.

Se necessario, cioè se c’è il sospetto di una lesione sulla cornea, è possibile applicare una goccia di colorante, solitamente la fluoresceina, che metterà in evidenza eventuali difetti colorandoli di un verde brillante!

Prima di proseguire occorre misurare la pressione intraoculare (IOP).
Anche se la visita non è stata richiesta per un sospetto problema di pressione è opportuno registrare questo valore, che anche nella normalità è diverso da un individuo all’ altro. Questo per controllare se con il passare degli anni i valori cambiano in maniera significativa. La misurazione si ottiene tramite uno strumento digitale direzionato verso la cornea (Tonometro digitale).

Adesso vogliamo vedere un po’più in profondità, quindi occorre dilatare le pupille per avere un maggior campo visivo e osservare bene il cristallino e la retina.

Questa operazione richiede, dopo l’applicazione di una goccia di collirio, un attesa di 15-20 minuti.
Non sempre è necessaria! Alcuni animali,per conformazione o per agitazione hanno le pupille sufficientemente dilatate. La visita quindi prosegue con l’osservazione del cristallino utilizzando nuovamente il biomicroscopio, e quindi la retina con un oftalmoscopio diretto, o indiretto, o talvolta con entrambi.

In ultimo, se si ritiene utile farlo, e a mio parere lo è sempre, ci prendiamo qualche minuto per scattare delle foto. In questo modo sarà possibile controllare l’evoluzione della malattia in atto o documentare in maniera oggettiva la situazione in un dato momento.
I quadri oculistici talvolta evolvono molto rapidamente!

A fine visita occorre riservare un po' un po’ di tempo per parlare….. Il Medico Veterinario dovrà, spiegare il problema e, se presenti, le ulteriori possibilità diagnostiche. E’ consigliato fare qualche indagine supplementare?Esami del sangue, ecografia , diagnostica avanzata, talvolta il problema oculistico è solo una finestra su un problema più ampio, che coinvolge altri organi.

Infine spiegare le possibilità terapeutiche e come le terapie vanno eseguite. Tutto ciò che viene detto, esito della visita, esami proposti e terapie prescritte, viene rilasciato in forma cartacea per essere riportato ai successivi controlli.

E’importante terminare la visita avendo un quadro quanto più possibile completo del problema in corso e di quali siano le possibilità di porvi riparo.
Fondamentale quindi chiedere ulteriori spiegazioni se qualcosa non è chiaro, sia riguardo alla diagnosi sia, e soprattutto, riguardo alle terapie. Il Veterinario compie metà lavoro nel processo di guarigione ( quando questa è possibile!), il resto dell’onere, e onore, è sulle spalle di chi si farà carico delle terapie successive.
 
Si definisce sindrome di Horner un quadro clinico caratterizzato da uno o più dei seguenti sintomi:
 Miosi ( pupilla più piccola )
 Terza palpebra sollevata
 Enoftalmo( occhio arretrato nell’orbita )
 Palpebra superiore leggermente abbassata

La syndrome di Horner è causata da una disfunzione del sistema nervoso simpatico. Le cause sono tutte quelle condizioni in grado di danneggiare l’innervazione simpatica nel suo percorso dal cervello all’occhio. Le fibre nervose simpatiche attraversano il midollo spinale fino alle prime vertebre toraciche dove escono e risalgono lungo il collo, passano vicino all’orecchio medio e terminano intorno e dentro l’occhio. Traumi, infezioni infiammazioni o masse lungo questo percorso possono causare uno o più tra i sintomi descritti.
Circa il 40-50% delle Sindromi di Horner però non si presenta in conseguenza di una di queste condizioni e viene quindi definita idiopatica. Queste forme tendono a risolversi spontaneamente in circa 15 settimane.
 
Il glaucoma è una malattia dell’occhio caratterizzata da un alterato drenaggio del liquido in esso contenuto ( umor acqueo ) che causa un aumento della pressione interna. La pressione intraoculare normale nei nostri animali è tra i 15 e i 25 mmHg, pressioni superiori sono in grado di danneggiare la retina ed il nervo ottico in poche ore ed in maniera irreversibile.
In corso di glaucoma anche quando la visione è compromessa è importante riportare la pressione a livelli normali per due motivi:
 Contenere il dolore
 Evitare l’ingrossamento del globo ( buftalmo ) che puo’ causare a sua volta danni anche gravi alla cornea, fino alla perforazione

La pressione può essere controllata con l’aiuto di alcuni farmaci ad uso locale ( colliri ). Talvolta questi colliri non sono efficaci o lo sono per un periodo limitato di tempo. In questi casi la procedura di elezione è l’enucleazione del globo oculare, in quanto un occhio non vedente diventa per il cane fonte di dolore e di potenziali futuri problemi. Qualora non si possa o voglia procedere all’enucleazione è possibile tentare di riportare la pressione a valori normali mediante l’ablazione ( distruzione ) dei corpi ciliari, responsabili della produzione dell’umor acqueo. Questa può avvenire tramite laser o tramite l’iniezione intraocolare di un farmaco.
La seconda opzione è di più semplice attuazione, ha costi molto contenuti e prevede una sedazione di breve durata, seppur risultati meno costanti rispetto all’uso del laser.
Il 70% dei cani trattati risponde al primo trattamento con un abbassamento della pressione nella prima settimana. Del 30% che non risponde positivamente circa il 50% risponderà ad una seconda iniezione.
Questa procedura ha il vantaggio di essere poco invasiva e di richiedere solo una moderata sedazione ma non sempre permette di ottenere una risposta positiva ed una certa precentuale di cani dovrà riconsiderare in ogni caso l’opzione dell’enucleazione.
 
Il sequestro corneale,detto anche mummificazione corneale, necrosi corneale o Nigrum, è una patologia prevalentemente tipica del gatto.
Sono predisposti soprattutto i soggetti appartenenti a razze brachicefaliche, con muso piatto e occhi sporgenti, ma può comparire anche in gatti comuni.
Il Sequestro corneale si presenta come una macchia marrone scuro o nera nel centro della cornea, che può essere piatta o rilevata. Talvolta sono presenti dei vasi sanguigni provenienti dalla congiuntiva. La sua sovrapposizione con la pupilla spesso ne rende difficile il riconoscimento immediato . Anche i segni di fastidio, blefarospasmo ( occhio semichiuso ) e lacrimazione marrone brunastra, possono essere di intensità moderata o più accentuati.
Si sospetta una sua correlazione con l’Herpesvirs felino. Talvolta può risultare come esito di una rinotracheite infettiva ma può anche formarsi a seguito di una infezione latente, per esempio in momenti di particolare stress fisico od emotivo del gatto, o come risposta ad uno stimolo cronico quale aletrata produzione di lacrime o eccessiva esposizione corneale.

Il trattamento raccomandato per il Sequestro corneale è la rimozione chirurgica precoce, in quanto la sua espulsione spontanea può richiedere anche diversi mesi e può talvolta condurre alla perforazione corneale se la necrosi si estende a tutto lo spessore della cornea.
La chirurgia effettuata precocemente permette di eseguire un intervento meno invasivo con esiti cicatriziali minori .


 
La sindrome della tasca è un problema di tipo congiuntivale piuttosto frequente nel cane e meno nel gatto.
Si manifesta come una congiuntivite cronica o recidivante, che migliora con la somministrazione di antibiotici locali per ripresentarsi puntualmente alla sospensione dei farmaci.
Si manifesta con la presenza di un materiale mucoso denso e/o purulento,e arrossamento della congiuntiva.
Le razze predisposte allo sviluppo della sindrome sono: Levriero afgano, Dobermann, Golden retriever, Setter Gordon, Alano, Pastore dei Pirenei, Labrador, Terranova, Barbone gigante, Rottweiler, Samoiedo e Weimaraner. Di solito si tratta di cani giovani, clinicamente sani, dalla conformazione dolicocefalica. L’esame clinico e la visita oculistica risultano nella norma.
Lo Schirmer Tear Test (STT) risulterà nella norma e questo permette di fare una diagnosi difreziale rispetto ad una forma di Cheratocongiuntivite secca che puòinizialmente presentarsi con segni simili. Lo scolo è bilaterale e si osserva soprattutto nell'angolo mediale, nello spazio si forma tra il globo oculare e le palpebre.
Lo scolo è più consistente soprattutto al mattino, ma può ricomparire durante la giornata, soprattutto dopo un periodo di riposo.
La sindrome della tasca del canto mediale non è una vera e propria una malattia, ma la conseguenza di una caratteristica anatomica di alcune razze dolicocefale, che hanno orbite profonde, e cranio allungato e sottile e l'occhio profondamente inserito nell’orbita. In questo casi. Qui si viene a creare uno spazio tra occhio e palpebra inferiore (da qui origina il termine “tasca”) dove si accumulano le lacrime.
La parte acquosa evapora , lasciando un residuo mucolipidico. Soprattutto nell'angolo mediale assieme a qiusto materiale si vengono a raccogliere polvere e vari detriti che possono favorire l'infiammazione e la sovrainfezione batterica. Di qui conseguono un arrossamento della terza palpebra, della congiuntiva e aumento dello scolo oculare mucopurulento. Se è presente anche del pus può essere consigliato un antibiogramma. La presenza di scolo purulento indica una infezione batterica secondaria. I batteri isolati sono di solito Gram positivi come Staphylococchi, Bacilli e Corynebateri spp. Raramente si isolano batteri Gram negativi e patogeni primari. Tra le procedure necessarie in corso di diagnosi occorre lavare i dotti naso lacrimali, per escludere una dacriocistite (infiammazione e infezione delle vie lacrimali).
Il paziente migliora con una terapia antibiotica locale , anche se lo scolo si riforma velocemente non appena si sospende il ciclo di terapia. Dal momento che questa sindrome è determinata dalla conformazione anatomica del cranio e dell’orbita, caratteristiche sulla quale ovviamente non è possibile intervenire, la pulizia rappresenta la migliore arma per la sua gestione.
Si può usare della soluzione fisiologica sterile, asportando il muco mattina e sera. Inoltre è consigliato effettuare dei lavaggi extra dopo aver soggiornato in ambienti polverosi, ventosi o in spiaggia.
 
Con il termine cheratocongiuntivite secca più comodamente abbreviata nella sigla KCS si raggruppano una serie di patologie oculari caratterizzate da alterazioni del film lacrimale.

Le lacrime costituiscono a tutti gli effetti uno degli strati della cornea e svolgono funzioni di protezione e nutrizione della superficie oculare.
Nonostante il loro aspetto di liquido, le lacrime sono in effetti composte da tre strati, un po’ come un sandwich.

A contatto con la superficie oculare si trova uno strato composto da mucina, una proteina “appiccicosa” che mantiene le lacrime attaccate alla superficie dell’occhio.
Al centro abbiamo la componente liquida, acqua, sali minerali, anticorpi ed altre sostanze utili al metabolismo corneale.
Infine all’esterno si trova uno strato costituito da lipidi, sostanze oleose che rallentano l’evaporazione della parte acquosa.

Nonostante siano da considerarsi forme di KCS le alterazioni di una qualsiasi di queste tre componenti, la forma più comunemente riscontrata nei nostri animali è quella quantitativa, dove in sostanza viene a mancare la parte liquida delle lacrime.
Di conseguenza le altre due componenti, lipidi e mucina si consolidano formando croste di muco che “sporcano” l’occhio appiccicandosi alle palpebre e alla cornea stessa.

La cornea, privata della sua protezione e lubrificazione, inizia a soffrire per l’attrito delle palpebre e dell’aria stessa, si disidrata e reagisce ispessendosi, opacizzandosi e talvolta pigmentandosi; cioè colorandosi di marrone-nero.
In alcuni casi, se la malattia si presenta in maniera repentina, si possono formare delle vere e proprie ulcere corneali.
Questa condizione è molto fastidiosa, e lungo andare pericolosa per la vista stessa.

La diagnosi di KCS viene fatta, oltre che dall’aspetto clinico, attraverso un test specifico, chiamato SHIRMER TEST, che misura attraverso una strisciolina di carta graduata la quantità di lacrime prodotta in 1 minuto, classificando la malattia in base al risultato, in lieve (da 10 a 15 mm), moderata (da 5 a 10mm) o grave (< a 5mm).

Le cause di KCS sono molteplici. Può essere conseguenza di alcune malattie infettive , così come di alterazioni metabolicheo dell’assunzione di determinati farmaci.

E’ consigliato quindi eseguire sempre, in corso KCS degli esami del sangue per evidenziare malattie che possano essere all’origine del problema.
Una buona percentuale di casi però non riconosce una causa organica e viene provocata da una risposta anomala del sistema immunitario, che in maniera del tutto incontrollata si rivolge contro le ghiandole lacrimali danneggiandole(forme autoimmunitarie).

Se è possibile individuare la causa, la risoluzione del problema originario di per sé migliorerà molto la sintomatologia. nella maggior parte dei casi è però necessario utilizzare terapie a base di colliri che stimolano la produzione di lacrime. Solitamente si usano sostanze cosiddette immunomodulatrici, quali Ciclosporina e Tacrolimus, talvolta associate, soprattutto nelle fasi iniziali della terapia, a sostituti lacrimali. Importantissimo in questi pazienti la pulizia degli occhi, da effettuare mattina e sera con veri propri sciacqui per rimuovere il materiale che inevitabilmente si accumula e favorisce la proliferazione dei batteri.

In estate tipicamente gli animali affetto da KCS soffrono maggiormente per l’aggravarsi dei sintomi. Le alte temperature favoriscono la rapida evaporazione delle lacrime e degli stessi sostituti lacrimali permettendo maggiore disidratazione corneale. Anche l’uso dell’aria condizionata favorisce la disidratazione corneale abbassando la percentuale di umidità nell’aria. In questo periodo spesso è necessario aumentare la somministrazione dei farmaci, o tamponare con l’uso frequente di sostituti lacrimali.
 
La Cheratite Eosinofilica è una particolare infiammazione della cornea che colpisce in modo specifico il gatto.
Si presenta come una proliferazione di tessuto bianco-rosaceo e può interessare uno o entrambi gli occhi.
Solitamente origina alla periferia della cornea per poi estendersi gradatamente verso il centro fino a ricopirire l’intera superficie corneale.
Il fastidio può essere moderato o assente nelle prime fasi ma quando progredisce si hanno spesso scolo mucoso e blefarospasmo ( difficoltà a tenere gli occhi aperti ). La diagnosi, oltre che dall’aspetto clinico piuttosto caratteritico, deve essere confermata attraverso un esame citologico. br>Questo si effettua prelevando dalla lesione alcune cellule tramite un apposito spazzolino, per farne un striscio da osservare al microscopio dopo opportuna colorazione.
Sulle reali cause di questa patologia non è ancora stata fatta del tutto chiarezza anche se si sospetta fortemente una correlazione con precedenti infezioni da Herpesvirus felino (FHV-1).
Il trattamento è di tipo farmacologico. Solitamente si ha una buona risposta ma la terapia deve essere mantenuta in alcuni casi a vita, seppure talvolta con bassissima frequenza, per evitare il rischio di ricadute

Foto prima e dopo terapia
 
L’Uvea è lo strato intermedio dei tre che costituiscono il globo oculare.
Più internamente, nella zona posteriore, si trova la Retina mentre lo strato più esterno è costituito dalla Sclera, che anteriormente si continua con la Cornea, la “finestra” interiore dell’occhio.
Dell’Uvea fanno parte tre strutture: 1- l’Iride, che è l’unica visibile dall’esetrna ed è responsabile del colore degli occhi.
2- I Corpi Ciliari, situati dietro all’Iride, responsabili della produzione dell’Umor Acqueo, il liquido che riempie la parte anteriore dell’ occhio contribuendo a mantenerlo “gonfio”.
3- La Coroide, situata posteriormente, al di sotto della Retina, che ospita i vasi sanguigni.
Il termine “Uveite” definisce una infiammazione di qualsiasi natura che colpisca le strutture dell’Uvea e di per se non costituisce una malattia ma un sintomo.
Cause:le cause di Uvette possono essere molteplici. Malattie infettive di origine batterica, virale o fungina, quali FIV, FeLV e FIP nel gatto , Leieshmania e malattie da zecche nel cane, Toxoplasmosi, Neospora e molte altre. Le infezioni possono provenire da altri organi o dal sangue oppure da strutture vicine.
Altre cause possono essere traumi e ferite penetranti, malattie autoimmuni e Neoplasie

Sintomi: i sintomi di uveite possono essere molto variabili e non sempre tutti presenti contemporaneamente. Occhi arrossati ed iperlacrimazione nelle forme più lievi, variazione di colore dell’iride, miosi, fino all’opacamento della cornea e alla formazione di emorragie interne.
La diagnosi avviene durante la visita oculistica attraverso l’osservazione e la misurazione strumentale di alcuni parametri quali la pressione intraoculare (IOP) che appare spesso diminuita.
Alla diagnosi di Uveite deve seguire una attenta ricerca della causa, che prevede un ampio pannello di esami ematici a meno che la causa non sia individuabile all’interno dell’occhio stesso, come per esempio in presenza di cataratta o di lesioni corneali.
Terapia: la terapia, pur non potendo prescindere dal trattamento della causa, deve essere tempestiva in quanto l’uvette stesa può complicarsi al punto di provocare danni oculari irreversibili e perdita permanente della vista.
Di conseguenza, nell’attesa dei risultati degli esami collaterali occorre impostare una terapia sintomatica piuttosto aggressiva a base di colliri e farmaci sistemici che ne possano attenuare i sintomi.
 
L’ulcera cronica spontanea epiteliale, detta anche Ulcera indolente o SCCED dall’ acronimo inglese Spontaneus Chronic Corneal Epithelial Defect )è una patologia che colpisce prevalentemente i cani di razza Boxer ad ogni età, e di tutte le razze in età avanzata. La comparsa di ulcere croniche si verifica anche nel gatto, frequentemente associata ad infezioni da Herpevirus felino.
Si presenta come un ulcera corneale superficiale che non si estende allo stroma sottostante, ed è caratterizzata dalla presenza ai bordi di epitelio irregolare e rialzato.
Queste lesioni tendono a persistere per molte settimane o mesi e possono essere dolorose in mondo variabile.
Alcuni animali manifestano minimi segni di fastidio ma la maggior parte invece mostra dolore intenso con abbondante lacrimazione, ammiccamento, fastidio alla luce ( fotofobia), fino ad arrivare alla formazione di vasi corneali con perdita di trasparenza per la comparsa edema corneale.
Il dolore deriva dal fatto che interrompendosi l’ epitelio, cioè lo strato più superficiale della cornea, rimane scoperta la fitta innervazione corneale che si trova subito al di sotto.
La diagnosi a volte richiede l’applicazione della Fluoresceina, un colorante verde che si fissa allo stroma evidenziando lo zone dove l’epitelio è manacante.
La terapia per le ulcere indolenti può essere talvolta lunga e frustrante. Ad un primo approccio più semplice, che si basa sulla pulizia del bordo corneale e l’applicazione di alcuni colliri, deve in un certo numero di casi seguire una terapia chirurgica associata che prevede la stimolazione di una reazione attraverso varie tecniche ( Cheratotomia Puntata, Cheratotomia a Griglia…). La più recente prevede l’utilizzo di una fresa corneale che attraverso una punta diamantata ripulisce bene i bordi della lesione asportando tutto l’epitelio difettoso e favorendo così la ricrescita di epitelio sano.
Validi ausili nella terapia delle SCCED sono anche l’uso del siero omologo e di lenti a contatto morbide
 
Il rugoso cagnone dalla lingua blu e dal carattere ostinato che tutti conosciamo,poco ha a che vedere con il suo capostipite originario dalla provincia cinese di Guangdong Cina.
Le selezioni vennero operate nel secolo scorso al fine di accentuare le caratteristiche del mantello di questo cane, inizialmente utilizzato per la caccia e successivamente nei combattimenti tra cani, dove le abbondanti pliche cuteanee permettevano al cane, afferrato dal suo avversario di girarsi letteralmente nella sua pelle per contrattaccare.
Intorno agli anni settanta di questa razze contava ormai pochi esemplari ma grazie ad alcuni estimatori ed alla sua introduzione in Nord America la popolazione aumentò nuovamente. Qui però l’inesperienza degli allevatori d’oltre oceano cambiò drasticamente la razza rispetto all’originale, producendo l’attuale standard con tutti i problemi di saluteche lo accompagnano.
Oltre a tutti i problemi dermatologici dovuti al ristagno di umidità tra le pliche, dove proliferano agevolmente batteri e lieviti, lo Shar Pei presenta numerosi problemi oculari. A parte l’ovvio, la visione oscurata dalle cortine di pelle che ricadono dalla fronte davanti agli occhi rendento questi animali formalmente ciechi talvolta sin dai primi mesi di vita, sussistono nell Shar Pei numerosi altri problemi oftalmici. L’entropion è il primo a essere rappresentato quantitativamente, con un incidenza rilevata variabile da paese a paese ( 35% in Cina, 80% in Australia) L’entropion consiste nell “arrotolamento” della palpebra verso l’interno, con coneseguente sfregamento delle ciglia e del pelo direttamente sulla cornea. Questo causa uno stato di sofferenza cronica e provoca opacamento corneale, come risposta protettiva contro il continuo insulto.Possono secondariamente insorgere ulcere corneali e cheratite cronica.
Queste condizioni, una volta instauratesi stentano a migliorare se non viene rimossa la causa.
La correzione dell’Entropion e la rimozione delle pliche in eccesso avvengono chirurgicamente, mediante chirurgia ricostruttiva e plastica.
Poiché per l’intervento definitivo è opportuno attendere il completo sviluppo morfologico, talvolta si rende necessaria una fissazione temporanea delle palpebre attraverso dei punti di sutura che permettono al cucciolo di sollevare le pliche di che ricoprono gli occhi e di allontanare i peli dalla cornea. Questi punti ( tecnica finita “Tacking “ verranno poi rimossi in occasione dell’intervento correttivo finale.
Nello Sharpei, come in numerose altre razze di corporatura massiccia, si verifica frequentemenet il prolasso della ghiandola della terza palpebra.
Questa ghiandola produce dal 30 al 70% della lacrimazione totale, e quando fuoriesce dalla sua sede naturale si mostra come una ciliegia di colore rosa acceso, che fa capolino dall’angolo mediale dell’occhio. La fuoriuscita della ghiandaia la espone a traumi ed infiammazione pregiudicandone oil funzionamento. E' essenziale quindi provvedere in tempi brevi al suo riposizionamento senza asportale, né in parte né interamente.
Un altro problema oculare che mostra una certa prevalenza in questa razza è il Glaucoma.
Questa patologia comporta una progressiva diminuzione della capacità di drenaggio dell' umor acqueo all occhio con conseguente innalzamento della pressione interna dell’occhi (IOP). Il nervo ottico mal sopporta una pressione superiore alla norma per tempi prolungati, in quanto questa compromette il regolare flusso sanguigno che apporta nutrimento alle cellule della retina i cui assoni formano il n. ottico ( cellule ganglionari). Il risultato è una progressiva degenerazione del nervo ottico con perdita irreversibile della vista. Tipicamente in questa razza il glaucoma si instaura lentamente e la visione è conservata a lungo. E’ quindi possibile, se si colgono i primi segni di disagio e si riesce a diagnosticare precocemente la condizione, controllare questa patologia tramite opportuni trattamenti medici, per romeno per un certo periodo. Lo Shar Pei è anche geneticamente predisposto alla PLLlussazione primaria del cristallino. Spesso le due condizioni, Glaucoma e lussazione del cristallino, sono correlate e diventa difficile valutare quale delle due si sia instaurata per prima.
La lente, o cristallino, è tenuta in sede da alcune fibre muscolari che ne permettono anche le variazioni di forma alla base dell’”accomodamento “. Queste fibre talvolta mostrano una debolezza innata che consente dopo una certe età alla lente di staccarsi e cadere. Se la lente esce dalla sua sede il drenaggio oculare diventa più difficoltoso e la pressione intraoculare può salire. D’altro canto l’aumento della pressione più indebolire le fibre e facilitare il distacco della lente. Anche la Displasia retinica è da considerarsi tra i disturbi di razza che affliggono lo Shar Pei. SI tratta di una malformazione dovuta all’errata apposizione dei due strati principali che compongono la neurolettica, che provoca macroscopicamente la presenza di pliche sul fondo oculare.La displasia può presentarsi in vari gradi di gravità, e nei più blandi non pregiudica la vista mentre nelle forme più gravi può predisporre al distacco di retina. La diagnosi, da effettuarsi mediante visita oculistica completa, è importante non solo ai fini prognostici ma anche per determinare la adeguatezza ai fini riproduttivi.
 
Il bellissimo cane dei ghiacci discende direttamente da una antichissima razza originaria del nord della Siberia ed importato all'inizio del secolo scorso in Alaska ai tempi della corsa all'oro.

Definito "artista della fuga" per il suo spirito indipendente, è altresì un buon cane da famiglia, totalmente affidabile se ben educato.

Il Siberian Husky moderno deriva principalmente dagli esemplari importati intorno agli anni '30 da Leonard Seppala,diventato famoso negli Stati Uniti nel 1925 per aver trasportato con i suoi cani da slitta il siero antidifterico che salvò la cittadina di NONE durante una epidemia di Difterite. In onore dell' eroe a 4 zampe che compì l'impresa venne eretta a NEW YORK la statua di BALTO.

Il SIberian Husky è segnalato oltre che per la frequenza di casi di epilessia idiopatica anche per diverse condizioni oculari ritenute di origine ereditaria, alcune di scarso impatto sul benessere e sulla vista, tipo la distrofia corneale ( opacità sulla cornea di solito di piccole dimensioni, simmetrica nei due occhi ), altre decisamente più invalidanti come l'atrofia progressiva della retina.

L'atrofia progressiva della retina ( PRA ) comporta una diminuzione progressiva della vista, inizialmente soprattutto in condizioni di luce scarsa (nictalopia), poi anche in piena luce, fino a condurre a cecità completa. In particolare si presenta nel Siberian Husky con un tipo di trasmissione genetica non molto diffusa detta X-linked, che vede solo i maschi ammalati mentre le femmine sono portatrici. Questa patologia si manifesta solitamente tre i 2 e i 4 anni, quindi non è rilevabile dalla normale visita per le oculopatie che si effettua nel primo anno di età. Per questo è importante assumere informazioni circa l'esenzione dei progenitori, soprattutto maschi, e ripetere la visita annualmente soprattutto in caso di futuri riproduttori.

E' possibile evidenziare i primi segni di malattia a partire dai 6-12 mesi attraverso un esame elettro diagnostico,l'elettrretinografia.
E' comunque disponibile un test genetico che seppure a fronte di un costo, può togliere in maniera non invasiva qualsiasi dubbio in proposito.

Un 'altra patologia diffusa in questo spelndido cane è il glaucoma ( aumento della pressione dell'occhio che provoca un danno permanente al nervo ottico ). In particolare nei soggetti con iride blu si può riscontratre un anomalia congenita della struttura responsabile della fuoriuscita del liquido dall'occhio ( angolo irido-corneale ). L'anomalia è già presente alla nascita ma per essere evidenziata richiede un esame apposito che non è previsto routinariamente nella visita per patologie ereditarie. Si tratta dell'esame con la lente gonioscopica, che può essere effettuato senza sedazione solo in animali molto tranquilli. L'anomalia rilevabile in questo modo, detta Displasia del Legamento Pettinato fornisce solo un indicazione di maggior probabilità che in età adulta si presenti un aumento della pressione del'occhio.

Nel SH è riconosciuta anche una forma ereditaria di cataratta che si manifesta solitamente tra i 6 mesi e l'anno e mezzo di vita. E' una forma a progressione lenta ma può portare in alcuni casi all'opacizzazione completa della lente. Altre patologie segnalate, seppur meno frequenti, sono la persistenza di alcune strutture embrionali posteriormente alla lente ( Vitreo Iperplastico e Tunica vasculosa ), la sindrome Uveo- Dermatologica e l'entropion.
 
La Cheratite Cronica Superficiale ( detta anche Panno del Pastore Tedesco o Sindrome di Uberreiter), è una malattia di tipo progressivo, solitamente bilaterale che può portare potenzialmente a cecità. Sono colpiti principalmente i Pastori Tedeschi e i loro incroci, ed in misura minore il bassotto ed il levriero.
La causa è una infiammazione di tipo cronico, su base autoimmune che provoca una reazione di difesa da parte della cornea
La cornea,quando si sente "attaccata" reagisce formando vasi sanguigni sulla sua superficie, i quali depositano a loro volta del pigmento provocandone l'opacamento e l'ispessimento, con perdita di trasparenza.
Questa patologia ha decorso più grave quando si manifesta in animali giovani, sotto i 5 anni di età, ed è aggravata dai raggi UVA.
Anche se non è possibile una guarigione definitiva, attraverso l'uso di farmaci e colliri è possibile controllarne l'evoluzione per mantenere la funzione visiva. Tanto più l'intervento è tempestivo, tanto meno saranno i danni permanenti, poichè mentre è possibile in certa misura frenare la crescita dei vasi sanguigni, il pigmento depositao raramente risponde ai trattamenti schiarendosi.
 
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